UPDATE: Articolo del Corriere della Sera
Il senatore Giulio Andreotti è stato decisivo per la politica dell’ultimo mese: con la sua battaglia contro i DICO ha fatto scalpore e per ben 2 volte si è astenuto dal voto in parlamento: prima per la missione in Afghanistan e poi per la fiducia al governo Prodi.
Ecco cosa diceva a metà febbraio a proposito del discusso disegno di legge:
«Non sarebbe male se tutti, compreso Prodi, si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’ Inferno»
Corriere della Sera, 14/02/2007
… e i mafiosi finiscono in parlamento …
Eh già, perché fra un omosessuale e una persona che, secondo la Corte di Appello di Palermo del 2003, ha avuto “una autentica, stabile ed amichevole disponibilità [...] verso i mafiosi fino alla primavera del 1980“, lo scandalo dovrebbe essere il primo.
Ma d’altronde, chi è che sa queste cose?
Qui in italia è più famoso il processo di Cogne che quello al 7 volte presidente del Consiglio.
Bisognerà ringraziare l’ufficio stampa di Forza Italia.
In questo strano paese hanno sicuramente ragione i ragazzi di Milano: “Meglio gay che mafiosi”
UPDATE 6/03/2007:
Il Corriere della Sera si è degnato di pubblicare un articolo sull’accaduto.
Interessante analizzarne un passaggio:
[...]Ad aspettarlo all’ingresso della Bocconi ci sono una trentina di ragazzi, solo pochi di loro davvero studenti dell’università, che lo prendono di mira: «Meglio gay che mafiosi » recita una scritta, mentre un volantino del gruppo «Qui Milano Libera » riporta i passaggi più controversi della sua sentenza d’assoluzione della Corte d’appello di Palermo. Il gruppetto è guidato da Piero Ricca, lo stesso che entrò in una lunga battaglia giudiziaria con Silvio Berlusconi per avergli gridato «buffone» in un’aula di Tribunale.[...]
Corriere della Sera, 6/03/2007
Ecco che continua l’arte dell’omissione!
Si parla di “sentenza di assoluzione”, peccato che un giornalista dovrebbe forse specificare che in realtà “la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reatò però «estinto per prescrizione». Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.” (Giulio Andreotti, wikipedia)
E’ interessante constatare come il giornalismo anche sul Corriere della Sera sintetizzi tutto ciò con “sentenza di assoluzione”.
Visto che il Corriere si astiene, aggiungo anche che il Piero Ricca che viene citato nell’articolo per esere entrato “in una lunga battaglia giudiziaria con Silvio Berlusconi per avergli gridato «buffone» in un’aula di Tribunale” è anche lo stesso Piero Ricca che concluse questa “battaglia giudiziaria” con una assoluzione da parte della Corte di Cassazione che, fra l’altro, sottolineava:
L’espressione “buffone, fatti processare” non va condannata in quanto si tratta solo di una “forte critica”. Il fatto poi che il “giornalista, free lance” l’abbia rivolta all’allora premier in un aula di giustizia è del tutto “irrilevante” per la Corte di Cassazione secondo la quale “la circostanza che la censura sia stata esternata nei corridoi di un palazzo di giustizia, appare anzi particolarmente idoneo, come sede privilegiata, a suscitare riflessioni sul tema della legalità e del rispetto delle leggi”.
Repubblica.it
L’articolo del Corriere continua poi con:
[...]“Andreotti all’arrivo in Bocconi cammina davanti al drappello di Ricca, lo ignora e si abbandona a un tocco d’autoderisione solo una volta dentro, tartassato dalle domande sulle sue posizioni riguardo ai gay“[...]
Corriere della Sera, 6/03/2007
Già… Ad una persona con un curriculum come quello di Giulio Andreotti le domande non possono che toccare la sua posizione riguardo alle coppie omosessuali… Che non si osi parlare di mafia!
Va invece un altro plauso a Ricca che, con le delle domande serie fatte ad Andreotti e con il feed del suo blog, va a prendere il posto che prima spettava al Corriere della Sera.