Un maturando: in Parlamento siedono 25 condannati, venga allo Zen ma senza scorta. Il ministro: sei un piccolo populista
E nell´aula-bunker è scontro tra i giovani e Amato sull´antimafia.PALERMO - Francesco ha 19 anni, sta per dare la maturità scientifica, è uno studente modello e a nome di tutti i suoi compagni prende il microfono e si rivolge al ministro dell´Interno Giuliano Amato. «Ogni 23 maggio - dice - voi politici venite qui e vi riempite la bocca di antimafia, ma in Parlamento ci sono 25 condannati in via definitiva, criminali che fanno le leggi». Si volta a guardare lo striscione con i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alza la voce: «La vera antimafia l´hanno fatta loro con il sangue, glielo dica a Roma che qui c´è la mafia, la invito a venire allo Zen, ma senza scorta, e se volete fare l´antimafia fatela non dico con il sangue ma almeno con il cuore… e con le palle». La chiosa lascia di ghiaccio i vertici istituzionali venuti a commemorare Giovanni Falcone a 15 anni dalla strage e scatena una standing ovation tra le migliaia di studenti arrivati da tutta Italia con la “nave della legalità”.
Il ministro dell´Interno accetta la sfida. Per lui quell´aula-bunker sembra un´arena con i leoni. Non è venuto per recitare un copione Amato, risponde alle domande di quegli studenti arrabbiati e pronti a tutto per difendere il loro futuro. Amato scende a tu per tu con i ragazzi, sveste i panni del ministro e indossa quelli del professore. A Francesco dà subito del «piccolo capo populista», prova a spiegargli che è già un «giustizialista ingiusto pericoloso per la democrazia», e che «non può dirgli di mandare a dire a Roma che qui c´è la mafia, perché lo sappiamo bene e tu qui hai delle istituzioni con cui parlare». E i 25 condannati in Parlamento? «Devi distinguere tra le condanne: ci sono quelle che, scontata la pena, hanno diritto ad una piena riabilitazione».
Certezza della pena: ecco un altro dei leit motiv che tornano nel faccia a faccia tra ministro e studenti. Una di loro, sbagliando nel merito, chiede conto e ragione di quell´indulto che avrebbe dimezzato la pena ad uno stragista. E Amato risponde: «Hai informazioni sbagliate, non è possibile. Però l´indulto il ministro dell´Interno lo subisce e i risultati si vedono perché oggettivamente i reati predatori hanno avuto un innegabile scatto verso l´alto. Ma nella nostra legislazione c´è un indulto permanente - accusa Amato - quello che grazie ai formalismi del processo e ai trattamenti dopo le condanne offre mille possibilità per non scontare la pena. E non c´è politica sociale che possa interferire con la certezza della pena, se no non ci crede più nessuno». La ragazza incassa il rimprovero per l´errore nella domanda e prova a giustificarsi: «Sono notizie che ho preso da Internet». E dà il là per un inedito affondo di Amato contro l´informazione on line: «Ha un effetto tragico che voi vi informiate solo attraverso Internet. Io sono d´accordo con Umberto Eco, voi attingete a siti che diffondono notizie false. Esiste una cosa che si chiama libro che ha un controllo scientifico del quale sarebbe bene che non vi dimentichiate».
I ragazzi rumoreggiano. Ancora Francesco invoca il blog di Beppe Grillo: «Lì ho saputo dei 25 parlamentari condannati». E Amato: «I Grillo servono al Paese ma non è detto che siano la bocca della verità». Le parole pronunciate poco prima dal presidente del Senato Marini, dal ministro della Pubblica istruzione Fioroni, dal superprocuratore Grasso passano in secondo piano per la sfida con Amato. Una ragazza di Pistoia chiede una scuola diversa, alternativa. Lui rintuzza: «Non credo alla scuola alternativa, una delle ragioni per cui studiate male è perché alcuni insegnanti sono usciti da anni in cui discutere del Vietnam prese il posto dell´imparare». Più tardi mentre in 15mila sfilano fino all´albero Falcone la Rete degli studenti ribatte ad Amato: «Non c´è da fare uno scarica barile ma individuare le responsabilità vere all´interno del sistema formazione».La Repubblica, (via DSmilano.eu)
Senza parole…
Oltretutto Repubblica si limita a riportare i fatti… Senza ricordare quali sarebbero queste “condanne minori”…
Senza ricordare che ci sono Mafiosi (prescritti) in parlamento…
Repubblica ha fatto da microfono, ma fare da microfono non significa fare giornalismo…
Questo ragazzo ha fatto la domanda che nessun giornalista ha avuto il coraggio di fare, la politica e per l’informazione italiana dovrebbero vergognarsi