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Tortura sì, Tortura no

Mar 26 / 12 / 2006

Anche se sto scrivendo un articolo un po’ più corposo che posterò durante queste vacanze natalizie (o invernali), volevo sentire la vostra opinione in merito a un editoriale di Angelo Panebianco apparso sul Corriere della Sera di quest’estate.

In quel “lontano” Agosto 2006 si parlava del caso “Abu Omar”, per rinfrescarvi/ci le idee cito Wikipedia:

[Abu Omar, nda] Fu ospitato in Italia con l’asilo politico, in seguito fu rapito attraverso un’ operazione che si presume condotta illegalmente della CIA a Milano nel giorno 17 febbraio 2003, alla vigilia della guerra in Iraq (iniziata il successivo 19 marzo).
[...]
Il sequestro sarebbe avvenuto ad opera di ventisei agenti della CIA. Si presume che Abu Omar sia stato stato torturato nella base militare di Aviano, trasferito successivamente nelle prigioni dell’Egitto e ancora torturato, al fine di farne una spia americana.

Si presume che il suo rapimento rientri nella pratica delle “extraordinary rendition”, operazioni illegali e clandestine (ma ordinate dal Presidente degli Stati Uniti e rientranti in accordi bilaterali, coperti dal segreto di stato con gli stati interessati) effettuate dalla CIA in Europa dopo l’11 settembre 2001, aventi come obiettivo presunti affiliati alle reti del terrorismo internazionale. Si ipotizza inoltre che gli Stati Uniti abbiano ricevuto il relativo “benestare” delle autorità politiche italiane (e del governo di Silvio Berlusconi, in carica all’epoca), benestare coperto da segreto di stato e successivamente mantenuto anche dal governo Prodi.
[...]

Abu Omar, Wikipedia

Bene, dopo questo veloce background introduttivo cito 2 paragrafi dell’articolo di Panebianco:

Sicurezza e fondamentalisti della legalità
Il compromesso necessario
di Angelo Panebianco

Facciamo un’ipotesi, di fantasia ma non proprio del tutto implausibile. Immaginiamo che tra qualche mese venga fuori che l’Apocalisse dei cieli, il grande attentato destinato a oscurare persino gli attacchi dell’undici settembre, con migliaia e migliaia di vittime innocenti, sia stato sventato solo grazie alla confessione, estorta dai servizi segreti anglo-americani tramite tortura, di un jahadista coinvolto nel complotto, magari anche arrestato (sequestrato) illegalmente. Chi se la sentirebbe in Occidente di condannare quei torturatori? La risposta è: un gran numero di persone. In Italia più che altrove.

La cosa interessante è che a emettere sentenze di condanna senza nemmeno riconoscere l’esistenza di un «dilemma etico» nella vicenda in questione non ci sarebbero solo quelli che Giuliano Ferrara sul Foglio ha definito gli appartenenti al «nemico interno» (il quale esiste, eccome), alleato di fatto del terrorismo jahadista. No, fra coloro che condannerebbero i torturatori senza dubbi né tentennamenti ci sarebbero anche tante brave persone in buona fede che hanno orrore del terrorismo ma che credono che cose come la legalità, i diritti umani e quello che chiamano (in genere, senza sapere bene cosa sia) lo «stato di diritto» debbano sempre avere la precedenza su tutto: anche sulla salvezza di migliaia di vite umane.
[...]

Il compromesso necessario, Corriere della Sera

Tortura… In alcuni casi è lecita?

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